Il Secolo dei Campi 4

Eccoci di ritorno. Sono passati tre giorni dall’ultimo giorno nei Campi. Ho cercato di fare un po’ di ordine nei miei pensieri. Non è facile, ti rimane qualcosa dentro, un pensiero fisso. Come è stato possibile questo orrore. Ma se lo sono chiesti prima di me storici, filosofi, teologi, nessuno forse è in grado di rispondere. Sono contento di avere fatto questa esperienza insieme ai miei compagni, con cui abbiamo tanto discusso di questa tragedia. Belle parole, intense, bei momenti di confronto. Però ci sono stati anche momenti di piacevole compagnia, di chiacchere più frivole soprattutto a Nova Huta e a cena alla sera. Con Giorgio abbiamo deciso che la grande piazza di Plac Centralny, con la sua grande ronda dove si incrociano diverse linee di tram è la sede ideale per il campionato del mondo di tram. Tra le prove: incrocio e parcheggio. Pensiamo di farlo nel 2018, sempre che Giorgio non perda la carta di imbarco…Sicuramente ci accompagnerà Giancarlo con il suo navigatore, e allora ci perderemo a Binasco…A Mario il compito di tracciare il percorso di gara, lo farà sicuramente perfetto con le linee perfettamente a piombo…Un’altra cosa che ho appreso e che a Michela piace l’anatra ma non l’oca, le fa un’impressione! Chissà come si pone con Paperino…A Daniela e Pinuccia il compito di segretarie della manifestazione, sapranno sicuramente curare il regolamento in…polacco! Grazie amici miei, siete stati allievi bravissimi!

Fotografie di Giancarlo Violanti

Fotografie di Giorgio Ferraro

Fotografie di Mario Lanero

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Il Secolo dei Campi 3

Eccoci al quarto ed ultimo giorno di lezioni di fotografia. Siamo tornati ad Auschwitz e Birkenau. Questa volta cerchiamo di concentrarci sul  compito, quello di documentare con le fotocamere il nostro punto di vista, il nostro stato d’animo. Non è facile distaccarsi dal contesto, anzi è veramente impossibile, ma in questi luoghi è obbligo non farlo. Giriamo, scattiamo, i campi sono pieni di scolaresche. Noto dappertutto silenzio, rispetto. Anche noi italiani, sempre un po’ al di sotto delle parti, questa volta ci comportiamo bene. Pochi selfie, veramente pochi. Tanti occhi gonfi, lacrime e commozione. E cosa dire dei miei allievi? Sono stati bravi, al di sopra delle mie aspettative. Hanno ascoltato i miei modesti consigli, si sono applicati con passione e il risultato in parte lo avete visto. Meritano un grazie, sincero. Ma non finisce qui. Nelle prossime settimane ci saranno delle sorprese, grazie anche alla nostra Gra Gra Gra….seguitici, e verrete coinvolti nel nostro progetto.

Grazie Giancarlo, grazie Giorgio, grazie Mario. E naturalmente grazie anche a Daniela, Giuseppina e Michela.

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giancarlo 07Foto di Giancarlo Violanti

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giorgio 07Foto di Giorgio Ferraro

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mario 07Foto di Mario Lanero

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ausch 13Ricordatevi di questo nome: Margit Schwarz. Lei è sopravvissuta a Bergen-Belsen. Lei è sopravvissuta anche per noi. Non dimentichiamoci di Lei, non dimentichiamo dei 6.000.000 milioni di morti. Abbiamo il Dovere di non farlo.

Ma non dimenticate neppure questo volto. E se vi fa sentire bene, odiatelo.

ausch 15Adolf Eichmann

Nova Huta

Eccoci qua, sempre da Cracovia. Oggi giornata di “riposo”, con gita a Nova Huta, quartiere satellite di Cracovia al servizio di una grandissima acciaieria tuttora in funzione. Io avrei potuto fermarmi una settimana! Forse un po’ meno i miei amici…ribellione! Uno spaccato di socialismo reale molto efficace. Ma alla fine ho accontentato tutti: Giorgio con una bellissima gita in tram, Giancarlo e Mario con una buonissima zuppa berdytchov nel quartiere ebraico!

giancarlo 04Foto di Giancarlo Violanti

giorgio 04Foto di Giorgio Ferraro

mario 04.jpgFoto di Mario Lanero

Il Secolo dei Campi 2

Eccoci alla seconda giornata: Birkenau. L’estensione, l’enormità del campo è la prima cosa che ci colpisce e che lascia tutti noi senza parole. Entriamo alle 9,30 del mattino, siamo praticamente da soli. Non sappiamo come affrontare la visita. Camminiamo. I resti delle baracche, filo spinato ovunque, chilometri di filo spinato. I resti delle quattro camere a gas e degli inceneritori, tre fatti saltare dai tedeschi, uno il giorno prima di abbandonare il campo, e uno fatto saltare dalla resistenza all’interno del campo, eroi. E poi il campo dove bruciavano i corpi quando gli inceneritori erano pieni. Lacrime, commozione, rabbia. Non dovrebbe succedere mai più, ma il mondo è ancora pieno di lager. Come si suggerisce l’amico Gianfranco Morino da Nairobi, cosa sono gli slum di quella città, se non lager contemporanei? Ma qui si avverte sempre la fabbrica della morta, idea tutta e solo tedesca. Il cielo si fa plumbeo, soffia un vento freddo. Ci chiudiamo nei nostri abbigliamenti super tecnici. Non siamo scalzi, o con un paio di zoccoli, né con un pigiama a righe di cotone. Guardate i volti delle fotografie nelle fotografie qui sotto, stampatevi i loro nomi nella vostra memoria, e dite una preghiera per loro, grazie.

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giancarlo 02Fotografia di Giancarlo Violanti

giancarlo 03Fotografia di Giancarlo Violanti

giorgio 02Fotografia di Giorgio Ferraro

giorgio 03Fotografia di Giorgio Ferraro

mario 02Fotografia di Mario Lanero

mario 03Fotografia di Mario Lanero

michelaDaniela, Giancarlo, Pinuccia, Giorgio; Mario, io. Fotografia di Michela Sommovigo. (perdonatemi per questa immagine)

Il Secolo dei Campi

Eccoci al nostro primo giorno ad Auschwitz. Nessuno ha voglia di fotografare. Troppa è l’emozione, la rabbia, lo stupore. Si può leggere tutti i libri che si vuole, guardare documentari, film, ma quando ci sei dentro, tutto cambia. Una fabbrica di morte, l’unica definizione possibile. In teoria siamo qui per fotografare, e così ci abbiamo provato. Io, con Giancarlo, Giorgio; Mario, tutti fatichiamo a trovare una chiave di lettura. Non è facile, l’ambiente ti schiaccia. Comunque ci proviamo, con passione. Prometto che faremo meglio nei prossimi giorni.

giancarloFotografia di Giancarlo Violanti

giorgioFotografia di Giorgio Ferraro

marioFotografia di Mario Lanero

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