Diario (ventisette marzo)

Farà piacere un bel mazzo di rose
E anche il rumore che fa il cellophane
Ma una birra fa gola di più
In questo giorno appiccicoso di caucciù
Sono seduto in cima a un paracarro
E sto pensando agli affari miei
Tra una moto e l’altra c’è un gran silenzio
Che descriverti non saprei
Oh, quanta strada nei miei sandali
Quanta ne avrà fatta Bartali
Quel naso triste come una salita
Quegli ochhi allegri da italiano in gita
E i francesi ci rispettano
Che le balle ancora gli girano
E tu mi fai, dobbiamo andare al cine
E vai el cine, vacci tu
È tutto un complesso di cose
Che fa sì che io mi fermi qui
Le donne a volte sì sono scontrose
O forse han voglia di far la pipì
E tramonta questo giorno in arancione
E si gonfia di ricordi che non sai
Mi piace restar qui sullo stradone
Impolverato, se tu vuoi andare, vai
E vai che io sto qui e aspetto Bartali
Scalpitando sui miei sandali
Da quella curva spunterà
Quel naso triste da italiano allegro
Tra i francesi che si incazzano
E i giornali che svolazzano
C’è un pò di vento, abbaia la campagna
E c’è una luna in fondo al blu
Tra i francesi che s’incazzano
E i giornali che svolazzano
E tu mi fai, dobbiamo andare al cine
E vai al cine, vacci tu
Paolo Conte “Bartali”, 1979.
diario 53
diario 51

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