Primavera (4)

Ben venga Maggio e il gonfalone amico, ben venga primavera,
Il nuovo amore getti via l’antico nell’ombra della sera, nell’ombra della sera…
Ben venga Maggio, ben venga la rosa che è dei poeti il fiore,
Mentre la canto con la mia chitarra brindo a Cenne e a Folgore, brindo a Cenne e a Folgore…

Francesco Guccini “Canzone dei dodici mesi”.

primavera 4 2020

La forza di Ippocrate

La forza di Ippocrate – 9

Nairobi, 24 maggio 2020

Sciroppo, capre e malattie

Alcuni mesi fa ho incontrato di nuovo Daudi, un guaritore tradizionale Maasai che vive a sud di Nairobi, quasi ai confini con la Tanzania. Da anni il nostro mobile clinic si reca regolarmente a visitare gli abitanti dei suoi villaggi. Ci siamo fermati a parlare un’ora seduti fuori dalla sua capanna. Suo padre era un guaritore, suo nonno era un guaritore e così suo bisnonno. L’esperienza e la conoscenza della medicina tradizionale si sono tramandate sempre all’interno della stessa famiglia, dal padre ad uno dei figli maschi. Per la riuscita del nostro progetto è stato essenziale ottenere la collaborazione dei guaritori tradizionali. Gli sciamani sono uomini molto rispettati dalla comunità, a volte temuti. Questo guaritore è un uomo buono. La sua parola cerca comunque sempre il bene del suo villaggio e di tutti i villaggi circostanti. È un uomo disabile che si porta le stigmate della poliomielite presa da bambino. È lui che anni fa ci ha chiesto di estendere la nostra rete di mobile clinic in tutta la sua parte di Maasailand con le visite prenatali per le donne in gravidanza, il programma nutrizionale, favorendo anche le campagne di vaccinazioni contro la polio ed il morbillo, malattie che hanno devastato nei decenni precedenti le sue comunità. Il suo è un sapere tradizionale che ha l’umiltà ed anche la responsabilità di fronte alla sua gente di accettare i confini posti dalla conoscenza e dal metodo scientifico. La medicina dello sciamano è un’insieme di fitoterapia e magia. Sa riconoscere tutte le piante ed individuare quelle con proprietà medicamentose. È una conoscenza empirica basata sull’esperienza dei sui antenati tramandata oralmente. Potremmo parlare di trial clinici svoltisi nei secoli, a volte confortati da buoni risultati, a volte no. Nella regione Meru mi arrivavano bambini ustionati, medicati nel villaggio con i fiori di mais che ricoprivano le ustioni, spesso infette, ed era un lavoro lungo ripulire tutto e medicare, con ritardo nella guarigione. Un medicamento che invece apprendemmo dalla medicina tradizionale fu l’uso del lattice dell’albero del Frangipane. Si applicava sulle lesioni da Herpes Zoster che colpiva la maggior parte dei pazienti sieropositivi nei primi anni della pandemia di HIV/AIDS, ed era efficace nel sollevare dal dolore ed accelerare la guarigione. Non esistevano ancora le terapie antiretrovirali ed i malati morivano di tutte le malattie opportunistiche possibili. È semplicemente il criterio ex adiuvantibus, per cui la validità di quel particolare rimedio, pur non supportato ancora da prove scientifiche, deriva dal fatto che in qualche modo è stato utile per il paziente. Il metodo empirico è stato quello che ha guidato la medicina da Ippocrate in poi, fino ad arrivare alla grande svolta della Evidence-based medicine, la Medicina basata su prove scientifiche. L’efficacia di un farmaco viene provata prima in vitro, poi su animale, e poi inizia la lunga sperimentazione sull’uomo con tempi necessariamente lunghi.

Tutt’altro discorso è quando la politica condiziona la Scienza. Noi che abbiamo vissuto tutto lo svolgersi della pandemia di HIV/AIDS abbiamo assistito dal 1999 al 2008 alla politica antiscientifica del presidente del Sud Africa Tabo Mbeki e della sua ministra della Sanità Tshabalala, soprannominata dr. Beetroot or dr. Garlic. La sua cura “naturale” contro l’AIDS era infatti l’uso di barbabietole rosse, aglio, limone ed olio d’oliva. Il “negazionismo” della relazione HIV/AIDS, la tesi che il virus HIV non causasse la malattia, ma fosse un’invenzione dell’Occidente per introdurre le terapie antiretrovirali, ritardò l’adozione di misure di prevenzione e delle terapie. Ciò contribuì a fare del Sud Africa il paese con il più alto numero di positivi al mondo: 5.4 milioni su una popolazione di 50 milioni, causando oltre 350mila morti prevenibili e almeno 35mila neonati positivi, le cui madri non avevano ricevuto la profilassi antiretrovirale. Abbiamo visto scomparire villaggi interi durante la pandemia di HIV/AIDS, prima che arrivassero le terapie. Come uomini e come medici i sentimenti che dobbiamo controllare vanno dall’esasperazione alla depressione e siamo stanchi di scontrarci contro muri di ignoranza.

Ed ora l’epidemia da Coronavirus incombe ed ogni paese escogita i suoi rimedi e le sue misure. Il presidente del Madagascar ha lanciato sul mercato lo sciroppo di erbe Covid-organics, il cui principale ingrediente è l’Artemisina. Non ne è stata dimostrata l’efficacia in termini scientifici, ma esiste solo un report di guarigione di due pazienti. Fino ad ora i positivi al Covid in Madagscar sono poco più di 150, mentre i morti per malaria continuano ad essere migliaia. La rivista internazionale “Science” sottolinea che lo sciroppo potrebbe essere dannoso proprio perché l’Artemisina è un’efficace antimalarico. Il suo uso diffuso ed improprio potrebbe favorire la resistenza ai farmaci a base di Artemisina, del Plasmodium Falciparum responsabile della forma di malaria più grave, che rimane una delle cause maggiori di mortalità tra i bambini sotto i cinque anni in tutta l’Africa. La stessa Accademia nazionale di Medicina del Madagascar, in contrasto con il Laboratorio Malgascio di Ricerche Applicate dove è stato messo a punto lo sciroppo, ha avvertito che non esistono prove scientifiche dell’efficacia del Covid-Organics e dei rischi per la popolazione. Nel frattempo i presidenti della Tanzania e del Repubblica Democratica del Congo hanno fatto grossi ordini dello sciroppo. Il Congo solo nell’ultimo anno ha avuto 6mila morti di morbillo per copertura vaccinale ancora inadeguata e le paure ed i limiti imposti dalla nuova pandemia rischiano di ridurre ulteriormente le campagne vaccinali. In Tanzania nessuno conosce i dati veri della presenza del Covid. Il presidente ha riaperto il paese al turismo senza restrizioni e per screditare il laboratorio nazionale che avvertiva della crescita continua di casi positivi, ha fatto esaminare campioni biologici di una capra, una pecora ed una papaya, spacciandoli per campioni umani. Sono risultati positivi. Ha consigliato inoltre la popolazione di inalare vapore a 100 gradi perché dissolverebbe il virus, e molti si sono ustionati. In questo non si discosta molto da un altro presidente oltreoceano. Ha dichiarato che il Covid è satanico e, unico paese della regione, ha lasciato aperti i luoghi di culto invitando a riempire le chiese perché è lì che si sconfigge il virus, con la preghiera.

L’arroganza del potere quando invade il territorio della scienza ha spesso conseguenze drammatiche sulla gente. Gente che d’altro canto purtroppo si dimostra spesso così prona a seguire qualsiasi stupidaggine in tutto il mondo, tanto più se veicolata dai predicatori dei social media. Sembra tuttavia che la grande paura del virus abbia riportato le persone ad avere piena fiducia nella medicina e nella ricerca scientifica. La domanda è: quando passerà la pandemia, torneranno i tempi del primato della competenza?

 

Dott.Gianfranco Morino   http://www.worldfriends.it

Primavera (2)

C’è un grande prato verde
Dove nascono speranze
Che si chiamano ragazzi
Quello è il grande prato dell’amore
Non tradirli mai,
Hanno vede in te.
Non li deludere,
Credono in te.
Non farli piangere,
Vivono in te.
Non li abbandonare,
Ti mancheranno.
Quando avrai le mani stanche tutto lascerai,
Per le cose belle
Ti ringrazieranno,
Soffriranno per li errori tuoi.
E tu ragazzo non lo sai,
Ma nei tuoi occhi c’è già lei,
Ti chiederà l’amore, ma
L’amore ha I suoi comandamenti.
Non tradirla mai,
Ha fede in te.
Non la deludere,
Lei crede in te.
Non farla piangere,
Vive per te.
Non l’abbandonare,
Ti mancherà.
E la sera cercherà fra le braccia tue
Tutte le promesse,
Tutte le speranze,
Per un mondo d’amore
Gianni Morandi “Un mondo d’amore”, 1967.
primavera 3 2020

La forza di Ippocrate

La forza di Ippocrate – 8

Nairobi, 17 maggio 2020.

Volontari e terroristi.

Sono ormai passati quasi 40 anni dal mio primo viaggio in Africa, in Burundi nella regione dei Grandi Laghi, in un centro sanitario missionario non lontano dal lago Tanganica. Ero studente di medicina ed insieme ad un gruppo di giovani guidati da un grande prete della Diocesi di Acqui Terme siamo partiti per questa esperienza dopo aver seguito un periodo di formazione. Fu un mese illuminante che aprì la strada della mia vita. Poi arrivò l’esperienza del Servizio Civile Internazionale come medico in Kenya e da lì il cammino di tanti anni nelle organizzazioni non governative e nei progetti di sviluppo.

In Kenya da anni viviamo l’escalation del terrorismo dei gruppi islamici radicali come gli Al Shabaab. A Nairobi abbiamo imparato a convivere con le minacce di attentati degli Al Shabaab ai luoghi pubblici, ai centri commerciali, ai luoghi di culto, alle scuole.

“In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso. La lode ad Allah, Signore dei Mondi, il Compassionevole, il Misericordioso. Re del Giorno del Giudizio, te noi adoriamo, a te noi chiediamo aiuto. Guidaci sulla retta via, la via di coloro che hai colmato di grazia, non di coloro che sono incorsi nelle tua ira né degli sviati. Amen”.

È la Fatiha, la prima sura del Corano, espressione della pietas musulmana, lontanissima dal fondamentalismo islamico degli Al Shabaab. Alcuni di noi hanno imparato a memoria la Fatiha come parole per provare a salvarci la vita. Sia nell’assalto al centro commerciale Westgate di Nairobi nel 2013 con 71 morti e 175 feriti, sia nel massacro del Giovedì Santo del 2015 di 148 studenti all’Università di Garissa nel nord del Kenya gli Al Shabaab prima di uccidere chiedevano agli ostaggi di recitare la sura del Corano e solo chi era in grado di farlo a volte veniva risparmiato. Questo è successo anche negli innumerevoli assalti ai pullman nel Nord est del Kenya sulla strada per Garissa e Mandera al confine con la Somalia. Questi ultimi fatti non finiscono sui nostri giornali perché riguardano “solo” la popolazione locale e non gli occidentali. Dopo gli assalti e gli attentati noi medici abbiamo visto esseri umani dilaniati senza arti, corpi crivellati da armi automatiche e pavimenti allagati di sangue.

A questa ferocia Silvia Romano è sopravvissuta. Qui si pensava che non ce l’avrebbe mai fatta, che fosse morta. È stata una donna forte e resistente. Abbiamo purtroppo vissuto il fatto grave della spettacolarizzazione della sua liberazione e del boomerang mediatico che l’ha trasformata in un successo per gli Al Shabaab, facendo sentire tutti noi che viviamo e lavoriamo in questa parte del mondo, ora più a rischio. E poi l’odio riversato su di lei dai seguaci dei cattivi maestri, un odio non episodico ma sistematico, preparato nel tempo contro chiunque possa minimamente rappresentare valori di solidarietà. Possiamo solo immaginare la paura di questa donna e adesso la memoria del suo dolore. E di fronte alla sofferenza degli altri l’unico meccanismo umano di comprensione è quello dell’empatia, dell’immedesimazione, del mettersi nei panni altrui. E da lì la compassione, il provare e sentire insieme.

Silvia non era una cooperante, ma una ragazza arrivata in Kenya con un visto turistico, mandata senza preparazione, senza permesso di lavoro e senza assicurazione da un’associazione evidentemente disorganizzata, in un villaggio isolato a far giocare i bambini. In questa parte di mondo purtroppo è un pullulare di questo tipo di associazionismo basato sull’improvvisazione, che sfocia spesso in assistenzialismo senza competenze. E questo tipo di esperienze spesso è controproducente sia per i giovani che le fanno sia per le persone che incontrano sul posto. È importante far capire con franchezza ai giovani che le prime esperienze, tanto più non inquadrate in veri e propri progetti di sviluppo, sono esperienze conoscitive: non si va ad aiutare, ma sono principalmente per sé stessi, per provare a conoscere altre realtà, ad incontrare con rispetto culture diverse, spesso povertà estreme, imparando ad osservare ed ascoltare. E i giovani in queste prime esperienze vanno preparati e poi guidati attentamente: Silvia è stata sfortunata. Avrebbe potuto incontrare un’associazione seria ed organizzata, o un gruppo missionario giusto e fare un’esperienza formativa guidata e protetta. O avrebbe potuto fare domanda e partire con il Servizio Civile Internazionale e, una volta confermata la sua scelta, avrebbe potuto prepararsi frequentando un master di Cooperazione e fare poi un’esperienza guidata sul campo con una ONG seria. Certo il rischio non si potrà mai abolire, ma può essere controllato e ridotto: tutte le organizzazioni non governative, anche piccole, ma riconosciute dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo hanno un codice e protocolli di sicurezza per tutto il loro personale.

È comunque molto importante non sminuire l’importanza della motivazione o guardare con sospetto gli ideali che la animano: in questo tempo povero di spinte ideali, i giovani che sono ancora capaci di sognare dovrebbero poter trovare un ventaglio di possibilità interessanti e serie per poter incanalare le proprie aspirazioni. La ricerca della propria strada andrebbe sempre incoraggiata e la spinta alla generosità ed alla gratuità andrebbe gestita al meglio. E la componente motivazionale che ha permeato molte esperienze di volontariato è un patrimonio che non va perso: non sempre è scontato trovare questo aspetto ideale della solidarietà, anche in giovani molto preparati, con master di alto livello e professionisti della cooperazione.

 

Dott. Gianfranco Morino.  www.world-friends.it

Primavera (1)

Vorrei conoscer l’odore del tuo paese
Camminare di casa nel tuo giardino
Respirare nell’aria sale e maggese
Gli aromi della tua salvia e del rosmarino
Vorrei che tutti gli anziani mi salutassero
Parlando con me del tempo e dei giorni andati
Vorrei che gli amici tuoi tutti mi parlassero
Come se amici fossimo sempre stati
Vorrei incontrare le pietre, le strade, gli usci
E i ciuffi di parietaria attaccati ai muri
Le strisce delle lumache nei loro gusci
Capire tutti gli sguardi dietro agli scuri

Francesco Guccini “Vorrei”, 1996.

casale 16

casale 17Castello di Casale Monferrato.