La forza di Ippocrate

La forza di Ippocrate – 8

Nairobi, 17 maggio 2020.

Volontari e terroristi.

Sono ormai passati quasi 40 anni dal mio primo viaggio in Africa, in Burundi nella regione dei Grandi Laghi, in un centro sanitario missionario non lontano dal lago Tanganica. Ero studente di medicina ed insieme ad un gruppo di giovani guidati da un grande prete della Diocesi di Acqui Terme siamo partiti per questa esperienza dopo aver seguito un periodo di formazione. Fu un mese illuminante che aprì la strada della mia vita. Poi arrivò l’esperienza del Servizio Civile Internazionale come medico in Kenya e da lì il cammino di tanti anni nelle organizzazioni non governative e nei progetti di sviluppo.

In Kenya da anni viviamo l’escalation del terrorismo dei gruppi islamici radicali come gli Al Shabaab. A Nairobi abbiamo imparato a convivere con le minacce di attentati degli Al Shabaab ai luoghi pubblici, ai centri commerciali, ai luoghi di culto, alle scuole.

“In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso. La lode ad Allah, Signore dei Mondi, il Compassionevole, il Misericordioso. Re del Giorno del Giudizio, te noi adoriamo, a te noi chiediamo aiuto. Guidaci sulla retta via, la via di coloro che hai colmato di grazia, non di coloro che sono incorsi nelle tua ira né degli sviati. Amen”.

È la Fatiha, la prima sura del Corano, espressione della pietas musulmana, lontanissima dal fondamentalismo islamico degli Al Shabaab. Alcuni di noi hanno imparato a memoria la Fatiha come parole per provare a salvarci la vita. Sia nell’assalto al centro commerciale Westgate di Nairobi nel 2013 con 71 morti e 175 feriti, sia nel massacro del Giovedì Santo del 2015 di 148 studenti all’Università di Garissa nel nord del Kenya gli Al Shabaab prima di uccidere chiedevano agli ostaggi di recitare la sura del Corano e solo chi era in grado di farlo a volte veniva risparmiato. Questo è successo anche negli innumerevoli assalti ai pullman nel Nord est del Kenya sulla strada per Garissa e Mandera al confine con la Somalia. Questi ultimi fatti non finiscono sui nostri giornali perché riguardano “solo” la popolazione locale e non gli occidentali. Dopo gli assalti e gli attentati noi medici abbiamo visto esseri umani dilaniati senza arti, corpi crivellati da armi automatiche e pavimenti allagati di sangue.

A questa ferocia Silvia Romano è sopravvissuta. Qui si pensava che non ce l’avrebbe mai fatta, che fosse morta. È stata una donna forte e resistente. Abbiamo purtroppo vissuto il fatto grave della spettacolarizzazione della sua liberazione e del boomerang mediatico che l’ha trasformata in un successo per gli Al Shabaab, facendo sentire tutti noi che viviamo e lavoriamo in questa parte del mondo, ora più a rischio. E poi l’odio riversato su di lei dai seguaci dei cattivi maestri, un odio non episodico ma sistematico, preparato nel tempo contro chiunque possa minimamente rappresentare valori di solidarietà. Possiamo solo immaginare la paura di questa donna e adesso la memoria del suo dolore. E di fronte alla sofferenza degli altri l’unico meccanismo umano di comprensione è quello dell’empatia, dell’immedesimazione, del mettersi nei panni altrui. E da lì la compassione, il provare e sentire insieme.

Silvia non era una cooperante, ma una ragazza arrivata in Kenya con un visto turistico, mandata senza preparazione, senza permesso di lavoro e senza assicurazione da un’associazione evidentemente disorganizzata, in un villaggio isolato a far giocare i bambini. In questa parte di mondo purtroppo è un pullulare di questo tipo di associazionismo basato sull’improvvisazione, che sfocia spesso in assistenzialismo senza competenze. E questo tipo di esperienze spesso è controproducente sia per i giovani che le fanno sia per le persone che incontrano sul posto. È importante far capire con franchezza ai giovani che le prime esperienze, tanto più non inquadrate in veri e propri progetti di sviluppo, sono esperienze conoscitive: non si va ad aiutare, ma sono principalmente per sé stessi, per provare a conoscere altre realtà, ad incontrare con rispetto culture diverse, spesso povertà estreme, imparando ad osservare ed ascoltare. E i giovani in queste prime esperienze vanno preparati e poi guidati attentamente: Silvia è stata sfortunata. Avrebbe potuto incontrare un’associazione seria ed organizzata, o un gruppo missionario giusto e fare un’esperienza formativa guidata e protetta. O avrebbe potuto fare domanda e partire con il Servizio Civile Internazionale e, una volta confermata la sua scelta, avrebbe potuto prepararsi frequentando un master di Cooperazione e fare poi un’esperienza guidata sul campo con una ONG seria. Certo il rischio non si potrà mai abolire, ma può essere controllato e ridotto: tutte le organizzazioni non governative, anche piccole, ma riconosciute dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo hanno un codice e protocolli di sicurezza per tutto il loro personale.

È comunque molto importante non sminuire l’importanza della motivazione o guardare con sospetto gli ideali che la animano: in questo tempo povero di spinte ideali, i giovani che sono ancora capaci di sognare dovrebbero poter trovare un ventaglio di possibilità interessanti e serie per poter incanalare le proprie aspirazioni. La ricerca della propria strada andrebbe sempre incoraggiata e la spinta alla generosità ed alla gratuità andrebbe gestita al meglio. E la componente motivazionale che ha permeato molte esperienze di volontariato è un patrimonio che non va perso: non sempre è scontato trovare questo aspetto ideale della solidarietà, anche in giovani molto preparati, con master di alto livello e professionisti della cooperazione.

 

Dott. Gianfranco Morino.  www.world-friends.it

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...