In ricordo di Jean

Un ritratto di Jean, il vivace Jean, l’istrione Jean, il pirotecnico Jean, il teatrale Jean, l’allegro, ottimista e scanzonato Jean è davvero difficile. Quando l’ho incontrato, era il novembre 2019, nella sala dei professori al liceo musicale Saluzzo Plana di Alessandria, presentato dall’amico Enrico Pesce, il maestro, voleva cantare assolutamente la sua nuova composizione. Voleva farcela sentire, così. Era un fiume di parole e di sensazioni dopo l’ennesimo ricovero per la leucemia che era diventata sua ingombrante compagna. La nuova composizione, l’ha voluta cantare tutta, a voce sola, sfacciato e protagonista, note che echeggiavano nell’ampia sala davanti a pochi testimoni. Maestro Pesce e Silvia Borsano, Enrico Minasso, con l’inseparabile Nikon, Francesco Morino che armeggiava con la telecamera. Jean accarezzava e sforzava le corde vocali ventenni, un timbro particolare, l’intensità della sua storia era nelle parole della sua nuova composizione. Con il ritornello. “Voglio vivere, non andrò ancora da Dio, ragazza”.

Enrico Pesce ci aveva parlato di lui, a me ad Enrico Minasso, Gianfranco e Francesco Morino, agli amici di Crescere Insieme, Paola Bottero e Paola Mazza, mentre stavamo ancora progettando l’avventura africana di “ilfemminilediuguale“. Jean testimoniava la “resilienza”. Se ne fa tanto uso, spesso abuso, di questa parola e concetto. “Capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà”, così viene definita. Jean aveva scoperto la leucemia, dopo varie ipotesi sui suoi malesseri, il penultimo anno del liceo musicale. Entrate e uscite dall’ospedale, saltare le lezioni ed esami a rischio, chemioterapia e debolezza, ma sempre tanta voglia di vivere, come diceva quel suo ritornello, niente più capelli ma pane&musica. La sua forza, sempre, erano le sue due madri, Nicole, africana, e Luciana, italiana, e la “sua” meravigliosa Laura.

Ecco cosa raccontò Jean in un diluvio di parole, gesti, intonazioni, sguardi, sorrisi comunicativi quella mattina di novembre facendoci saltare a tutti il pasto e rincorrendo poi gli appuntamenti che noi e lui avevamo. Lui ci tempestava di emozioni, le stesse che aveva dentro; noi, io, restavamo affascinati e turbati da tanta potenza…

Maurizio Paganelli https://apiccoledosi.blogautore.repubblica.it/2021/02/06/il-canto-di-jean/

Grazie Jean, ci hai trasmesso una grande lezione di vita.

Inverno (10)

Viene Febbraio e il mondo è a capo chino, ma nei convitti e in piazza
Lascia i dolori e vesti da Arlecchino, il carnevale impazza, il carnevale impazza
L’inverno è lungo ancora, ma nel cuore appare la speranza
Nei primi giorni di malato sole la primavera danza, la primavera danza

Francesco Guccini “Canzone dei dodici mesi”.

Casa privata a Ovrano, frazione di Acqui Terme (AL). Vorrei vedere migliaia di questi cartelli.